The forh dimension (M. Duchamp 1966)

Simply, I thought of the idea of a projection, of an invisible fourth dimension, something you couldn't see with your eyes. Since I found that one could make a cast shadow from a three dimensional thing, any object whatsoever - just as the projecting of the sun on the earth makes two dimensions - I thought that, by simple intellectual analogy, the fourth dimension could project an object of three dimensions, or, to put it another way, any three-dimensional object, which we see dispassionately, is a projection of something four-dimensional, something we are not familiar with.

Lecture at Accademia di Brera in Milan

23 March 2010

Uncertainty's antidote

Il mondo come villaggio globale offre agli individui una piu' vasta possibilita' di scelta rispetto al passato: le persone possono decidere la propria professione, il luogo di residenza, il genere sessuale; al tempo stesso multinazionali e supermercati forniscono i medesimi prodotti in ogni parte del mondo, omogeneizzando la realta' e tentando di mettere in ombra stagioni e produzioni locali. Questa conclamata varieta' - quella delle molteplici alternative - e' in realta' illusoria: la schiavitu' e' tuttora presente, anche se in forma di mercificazione. Percorsi e opzioni appaiono come pre-descritti, mentre le preferenze delle persone, a partire dal dominio digitale, stanno diventando un nuovo genere di consumo. In seguito a tale riflessione alcune domande sorgono spontanee: la mancanza di volonta' non e' forse una delle conseguenze della globalizzazione? Puo' questa essere considerata, in un certo senso, come un disagio specifico dei territori post-industriali urbani e civilizzati? Se l'atto di evitare le decisioni e' un modo per boicottare se stessi ed il sistema, reagendo all'instabilita' e rifiutando ogni responsabilita' sul corso della vita, allora la liberta' odierna e' solo apparente e predeterminata?

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